Partito a fine 2020 all’interno dei Negozi Leroy Merlin Italia (LMI), nel 2024 il progetto de I FormidAbili, che a fine novembre ha avuto l’onore e il piacere di essere nominato fra i finalisti (categoria “Competenze”) del premio Future of European Commerce Awards promosso da EuroCommerce, entra nel suo quarto anno completo di vita. Con quali obiettivi? Ne abbiamo parlato con Mara Adobati, Leader Persone e Cultura Nord Est in LMI.

Quali sono gli obiettivi de I FormidAbili per il 2024?

Abbiamo fatto il punto proprio nei giorni scorsi. Oggi I FormidAbili è un progetto in agenda di tutti i 52 Negozi di Leroy Merlin in Italia. Attualmente ha permesso di inserire 19 stage, 13 tempi determinati, 22 tempi indeterminati, per un totale di 54 persone. Quello a cui puntiamo è avere due persone con disabilità in ognuno dei nostri Negozi. L’idea di fondo è che diventi un progetto trasversale a tutti i nostri Negozi.

Come ha fatto I FormidAbili a diventare un progetto, per così dire, “virale”?

Cominciamo col dire che l’idea e l’attività di (RI)GENERIAMO racchiudono un po’ quella che è la vision aziendale non solo di Leroy Merlin ma di tutto il Gruppo Adeo (di cui Leroy Merlin fa parte, ndr): essere utili a noi stessi, agli altri, e al pianeta. A partire soprattutto dai territori dove operano i nostri Negozi. Ora, sappiamo che per legge le aziende hanno l’obbligo d’inserire una quota di persone appartenenti a categorie protette, come appunto le persone disabili. Ma I FormidAbili non è nato certo per fermarsi all’adempimento della legge: volevamo e vogliamo andare ben oltre. L’obiettivo ultimo è infatti far sì che persone con disabilità intellettiva, come ad esempio la sindrome di Asperger o la sindrome di Down, trovino grazie al lavoro la propria collocazione e abbiano la possibilità di perseguire le proprie aspirazioni. Per le persone che vengono inserite, ad esempio, è certamente fondamentale guadagnare uno stipendio e avere un’autonomia economica. Ma altrettanto fondamentale è entrare a far parte della rete sociale del Negozio, all’interno della quale sviluppare relazioni. Che il progetto abbia un impatto importante in questo senso lo percepiamo chiaramente quando incontriamo le famiglie dei ragazzi inseriti al lavoro, che ci ringraziano del fatto che hanno visto i loro figli non solo trovare un lavoro ma rifiorire: fare nuove amicizie, essere riconosciuti per il lavoro che fanno e le capacità che esprimono, essere coinvolti dai colleghi, condividere con loro momenti e occasioni di festeggiamento. Perché al cuore di un progetto come I FormidAbili c’è il coinvolgimento a 360°. Certo, dal punto di vista aziendale possiamo inquadrarlo come un tema di diversity & inclusion (D&I), che però a mio avviso non è la terminologia più appropriata.

In che senso?

Sebbene sia il termine più utilizzato per parlare di questi argomenti, D&I non esprime positività. Perché con il termine “diversità” si finisce per identificare qualcosa che non è “uguale” a me. Inoltre, sembra indicare che c’è qualcosa che necessita di essere “incluso”, come se ci fosse un “esterno” che dev’essere incluso in un “interno”. Per questi motivi è preferibile a mio avviso parlare di “pluralità” e di valorizzazione dell'”unicità”. Perché ognuno di noi è unico, diverso dagli altri per definizione. Poi ci sono persone che possono avere delle patologie, dei disturbi, ma ciò fa parte della peculiarità della loro persona, del loro essere appunto unici. I FormidAbili è un progetto che senza dubbio può essere di utilità alla comunità, ma prima di tutto è di utilità alle persone. Perché le fa sentire uniche come in effetti sono, inserite in un contesto plurale, valorizzate per le loro capacità. È un discorso di equità, perché si tratta di creare le condizioni affinché ognuno abbia l’opportunità di dare un contributo alla società attraverso il lavoro, di essere autonomo, di avere uno stipendio, alla fine di vivere meglio.

Com’è vissuto di solito nei Negozi l’arrivo de I FormidAbili?

È bellissimo innanzitutto vedere come le persone inserite attraverso questo progetto vengano viste spesso come vere e proprie mascotte del Negozio. Non solo da chi lavora nel loro stesso reparto, ma in generale da tutti i collaboratori. Capita ad esempio che persone anche di altri reparti le invitino per stare insieme anche oltre l’orario di lavoro, per un aperitivo, una partita di calcetto, insomma per fare gruppo. Il Negozio è ovviamente un luogo di lavoro, ma il fatto che si sviluppino dinamiche relazionali come queste dimostra che è anche un luogo dove le persone hanno bisogno e vogliono stare bene insieme. Il passo fondamentale da fare è accogliere l’altro nella sua specificità ed essere disposti ad imparare da chiunque, in ogni momento. Su questo aspetto credo che le aziende saranno chiamate in futuro a lavorare sempre di più.

Da parte delle organizzazioni della società civile attive nei territori dove operano i Negozi, c’è richiesta di partecipare o comunque di conoscere meglio questo progetto?

Solitamente siamo noi che ci rivolgiamo alle cooperativa sociali dei territori di pertinenza dei Negozi per avviare rapporti in vista di possibili inserimenti di persone con disabilità. Rapporti, si tenga presente, che non si limitano certo alla segnalazione di qualche nominativo, perché le cooperative ci aiutano a formare i Tutor, partecipano ai nostri Comitati, collaborano all’analisi delle attività in cui gli inserimenti possono avvenire più serenamente per gli inseriti e più utilmente per i Negozi. Si tratta, insomma, di un rapporto molto articolato. Chiaramente, una volta che il rapporto si è avviato, capita che l’input per l’avvio di un percorso d’inserimento giunga dalle cooperative stesse, o magari da altre organizzazioni del territorio con cui esse sono in contatto. In questo senso, al fine di farci conoscere da sempre nuove realtà che potrebbero a loro volta essere coinvolte nel progetto, credo che ci sia spazio per migliorare ulteriormente il lavoro che possiamo fare sul territorio. Potrebbe essere questo per I FormidAbili un altro obiettivo per il 2024.

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Posted by:andytuit

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