Il 13 febbraio parte la seconda edizione del Master “Non Profit Social Comm” organizzato dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana, col patrocinio dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI e di AOI-Cooperazione e Solidarietà Internazionale. (RI)GENERIAMO è felice e orgogliosa di essere anche quest’anno fra i partner (c’è ancora tempo per iscriversi, chi segnala in fase di registrazione di essere venuto a conoscenza del Master tramite (RI)GENERIAMO ha diritto a uno “sconto Partner”. Scarica qui la brochure del Master).

Abbiamo chiesto a Nicla Roberto, Fundraiser, Docente di Marketing sociale e Fundraising dell’Università Pontificia Salesiana, membro del Comitato scientifico e Docente del Master, e Tommaso Sardelli, Responsabile Comunicazione del Master, di raccontarci di più su questa proposta formativa.

Com’è nata l’idea del Master?

È stata l’evoluzione naturale della proposta della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana. Il fatto che “comunicazione sociale” compaia nel nome stesso della Facoltà è indicativo della nostra identità. La Facoltà è nata nel 1988 come Istituto di Scienze della Comunicazione Sociale (ISCOS), una delle prime istituzioni formative dedicate a questo tema in Italia. Il Master, che tecnicamente è un Diploma Universitario di I livello (ha tutte le caratteristiche corrispondenti a quello che nell’ordinamento italiano si chiama “Master”, ma nel sistema pontificio dell’educazione il “Master” non è contemplato, ndr), si inserisce quindi in questo percorso di attenzione alla comunicazione per il bene comune dove al centro c’è l’uomo, la comunità, il benessere collettivo. L’obiettivo è intercettare un bisogno di approfondimento specialistico, di livello superiore rispetto ai classici percorsi di formazione triennali e magistrali, che sia a complemento degli studi di comunicazione ma anche di altri tipi di studi, come ad esempio la pedagogia o la programmazione sociale.

Com’è andata la prima edizione?

Innanzitutto si è creato un bel gruppo di lavoro, fra i docenti come fra i partecipanti, un risultato che è abbastanza usuale in percorsi come questo ma non scontato. C’è ad esempio chi ha riferito che anche quando il corso proponeva qualche tema che non rientrava nella propria sfera d’interesse primario, ha comunque apprezzato la modalità coinvolgente con cui il tema è stato affrontato a livello di gruppo. Fra i temi più apprezzati, invece, c’è stato sicuramente quello dell’Intelligenza Artificiale applicata alla comunicazione sociale e al fundraising, insieme alla comunicazione digitale. Nel Master del resto cerchiamo di alimentare l’idea di restare in contatto anche dopo, di valorizzare le relazioni costruite durante il corso, fra studenti, docenti e anche coi tantissimi ospiti che sono intervenuti, professionisti dei più diversi ambiti che spaziavano dai media alla creatività, dalla gestione alle relazioni pubbliche, dalla tecnologia alla diplomazia. Riteniamo infatti che ciò sia importante ai fini della creazione di una sorta di comunità di pratica sui temi della comunicazione sociale, per non disperdere ma anzi nutrire il know-how sviluppato.

Si può tratteggiare un identikit dei partecipanti?

Ci sono due anime. Da un lato ci sono persone fresche di studi, che vedono nel Master un’opportunità per rafforzare e affinare le competenze spendibili nel mondo del lavoro. Poi c’è chi ha già un’esperienza lavorativa nel sociale, a volte anche molto lunga, di venti-trent’anni, e di alto livello, ma non aveva mai affrontato in maniera sistematica i temi della comunicazione. In termini invece di provenienza territoriale, i partecipanti arrivano praticamente da tutt’Italia.

Ci sono novità per la seconda edizione?

Visti anche i buoni risultati ottenuti, la formula di base è stata sostanzialmente confermata. Ad esempio la modalità di fruizione mista, con la possibilità cioè di seguire, oltre alle lezioni in presenza, il 50 per cento delle lezioni da remoto, anche in modalità asincrona. Assolutamente confermato è il project work, un elemento che può fare la differenza perché permette agli studenti di entrare in contatto e lavorare direttamente con realtà per le quali un domani le loro competenze potrebbero risultare interessanti (proprio oggi 30 gennaio è prevista al Master la presentazione del project work su (RI)GENERIAMO curato da Elisabetta Piccioni, che ringraziamo per il prezioso lavoro svolto, ndr). Agli studenti è anche richiesta una tesina su un argomento a scelta, che diventa spesso un’occasione per sviluppare idee e proposte originali. Una delle novità invece è l’appuntamento mensile in presenza. Un’altra novità sono la Summer School e la Winter School, due settimane intensive a cui si potrà iscrivere separatamente anche chi non frequenta il Master. In generale abbiamo cercato di migliorare ulteriormente l’esperienza dei partecipanti, ad esempio con la definizione di un calendario più regolare, e più facile da seguire, e aumentando i momenti di applicazione pratica e laboratoriale. Un’ultima novità sono le borse di studio a beneficio di studenti del Sud Italia offerte da Fondazione Con il Sud.

Come sono presenti nel Master i temi dell’impatto sociale e dell’economia generativa, anche nella prospettiva di realtà profit orientate in questo senso come ad esempio le Società Benefit o le B corp?

In generale pervadono l’intera proposta formativa. Poi in alcuni momenti sono affrontati più in profondità. Ad esempio quando il corso tratta del rapporto tra Terzo settore e impresa, di responsabilità sociale delle imprese, di criteri Esg (ambientali, sociali e di governance). Oppure quando affrontiamo la questione della rendicontazione sociale e ambientale, o delle media relations. Gli strumenti e le strategie di comunicazione, cui sono dedicate numerose unità didattiche del corso, possono essere calati efficacemente in ogni contesto, che si tratti di realtà del Terzo settore, di imprese o anche di enti della Pubblica amministrazione, coi quali tra l’altro l’interlocuzione è indispensabile. Nel corso parliamo ad esempio di cittadinanza attiva, di come coinvolgere i cittadini nelle scelte che riguardano il bene comune. Del resto la comunicazione sociale è un veicolo privilegiato per sensibilizzare su questi temi: è un vero e proprio moltiplicatore dell’impatto sociale. Comunicare bene, infatti, significa attrarre attenzione e risorse per poter fare ancora di più. Mentre comunicare male non è più un’opzione, non ce lo possiamo più permettere.

In che senso?

Nel senso che nell’epoca che stiamo vivendo, in cui sembrano sovvertiti gli ordini valoriali che per lungo tempo abbiamo dato per condivisi, comunicare bene è ancora più importante. Specie per tutte quelle realtà, tutte quelle persone, tutte quelle comunità che lavorano per il bene comune. È importante che possano avere uno strumento in più e una consapevolezza ancora maggiore del fatto che la comunicazione è una leva fondamentale per valorizzare il proprio operato e farlo arrivare a più destinatari possibile. Tutte quelle realtà ne hanno bisogno e allo stesso tempo se lo meritano.

Avatar di andytuit
Posted by:andytuit

Lascia un commento